Ad uno come “Siviero” la vita non ha certo riservato quanto
avrebbe meritato. Eppure, a differenza di quelli che come lui ne hanno passate e
subite tante, è ancora in piedi. Coerente con le proprie incoerenti idee a
girare gli ippodromi per coltivare i suoi sogni. Sogni che vorrebbero la
famiglia Guzzinati sempre al palo davanti agli altri, ma in foto stretta con un
portacolori della Scuderia Biasuzzi. Il Milan, l’hockey, i Guzzinati, i
Biasuzzi. Gli amori di una vita. Gli amici gli hanno riservato quel soprannome
perché lui con Argo VE ci sarebbe anche andato al cinema. La famiglia, il
lavoro e gli interessi ci hanno allontanati. Ricordo quando mi chiamò in uno
dei primi giorni nei quali mi trovavo nella caserma di Macerata. Era una
domenica sera. La notte del primo maggio di quell’anno lasciavo la stazione di
Milano per il servizio di leva. Avrei dovuto piangere, invece pensavo a
Vittorio Guzzinati che mi aveva regalato la gioia dell’Ellwood Medium in sulky
a Fenech OM.
