Negli anni ottanta, più che nei novanta, i cosiddetti
“routiners”, ed in particolar modo il proprio staff, potevano togliersi la
soddisfazione di correre di fronte ad un pubblico da stadio. Con il passare
degli anni è poi prevalso il sentimento di accorpare nelle giornate di GP molti
appuntamenti (quasi) tutti riservati a cavalli di categoria. Il giorno del
primo successo in carriera di FLUTTER, sulle tribune di San Siro c’erano più di
15.000 spettatori (12.000 paganti, gioco per un miliardo e trecento milioni di
lire) accorsi per vedere all’opera i migliori indigeni di quattro anni ed un
pugno di internazionali nel classico Gran Premio D’Europa (31-Marzo 1986). A margine del primo piano di Indus nei confronti di uno stoico Ercole AC, tutti i vincitori
hanno corso sotto l’1.20 e dei 36 cavalli andati a premio ben 14 hanno
migliorato il proprio record. Tutti tranne uno.
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mercoledì 6 febbraio 2013
sabato 2 febbraio 2013
Great Glory
Celebre per l’espressione triste e malinconica dei suoi
personaggi, Buster Keaton mi ha sempre fatto pensare al trotto come
all’espressione triste e malinconica del cavallo. Anche per questo (forse) ho
sempre rispettato entrambi ancor prima di conoscerli. Il tempo non ha
cancellato la sensazione ed anzi l’ha rafforzata. Il trotto come il mare
d’inverno disegnato da Ruggeri quando Ruggeri era ancora Ruggeri. Il trotto
come il “toro”: una scelta di vita. Il trotto come Buster Keaton. Ci siamo piaciuti subito.
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